Descrizione
L’associazione Amici dei Musei Riccione e Valconca, uno dei punti di riferimento della scena culturale della città, presenta un nuovo progetto espositivo e porta nelle sale di Villa Franceschi la pittura di Angela Filippini. Da giovedì 10 settembre a sabato 10 ottobre, la mostra “I cercatori di stelle. Quando la materia tende alla luce” propone una selezione di 25 opere su tela, tra cui spicca il grande trittico omonimo, vero e proprio fulcro visivo e concettuale dell’intero percorso.
Attraverso queste opere, l’artista sviluppa un’intensa meditazione sul rapporto tra materia, memoria e trasformazione. Aderendo alla ricerca dell’informale contemporaneo e della pittura materica, Angela Filippini usa anche la sua pluriennale esperienza nel campo della moda per manipolare la superficie con tessuti, fili e pigmenti ricomposti ed assemblati attraverso processi strutturati di taglio, cucitura, stratificazione e abrasione. La materia smette così di essere un semplice supporto per la rappresentazione, diventando elemento espressivo e simbolico che ridefinisce lo spazio e cattura la luce.
La mostra inaugura giovedì 10 settembre alle 18 e resterà aperta fino a sabato 10 ottobre: dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 13 e il venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. L’ingresso è gratuito.
Le opere in mostra
L’esposizione si sviluppa al piano terra di Villa Franceschi attraverso una selezione di opere rappresentative della produzione più recente dell’artista. Il percorso accompagna il visitatore attraverso ambienti differenti, ciascuno caratterizzato da una dominante cromatica e da un nucleo di opere capace di costruire una propria atmosfera. Il susseguirsi delle opere crea un ritmo visivo che conduce dalla luce dell’oro all’apertura dell’azzurro, dalla sospensione del bianco alla presenza del mare, fino alla profondità dei blu e all’intensità del rosso. Un racconto visivo che invita a osservare, riconoscere, lasciarsi sorprendere.
Nelle opere di Angela Filippini nulla è puramente decorativo. Ogni materiale conserva la traccia del proprio processo e ogni intervento rende visibile un passaggio. La superficie diventa un archivio sensibile, nel quale il tempo si deposita e si stratifica. Strappi, cuciture, inserimenti e abrasioni non sono semplici procedimenti tecnici, ma segni di un fare che resta inscritto nell’opera.
La ricerca dell’artista si colloca nel solco della grande esperienza della pittura materica del Novecento e dell’Informale, quando la materia ha cessato di essere un semplice mezzo per diventare protagonista dell’opera. Il dialogo con la lezione di maestri come Alberto Burri è riconoscibile, ma Angela Filippini ne sviluppa una sensibilità autonoma. Alla materia non affida soltanto l’idea della ferita e della trasformazione, ma anche quella della cura, dell’esperienza e della possibilità di ricomposizione.
Le superfici appaiono così come organismi in continua trasformazione, sospesi tra ordine e imprevedibilità, rigore e intuizione, costruzione e dissoluzione. L’opera non racconta attraverso una figura o una narrazione esplicita, ma attraverso le tracce. È un paesaggio senza essere un paesaggio, una memoria senza rappresentare il passato, un racconto senza parole. L’astrazione diventa lo spazio attraverso cui un’esperienza individuale può aprirsi a una dimensione più ampia e condivisa.
Il grande trittico “I cercatori di stelle”, realizzato nell’arco di circa sei mesi di lavoro quotidiano, porta questa ricerca a una dimensione monumentale. La sua ampiezza coinvolge lo spettatore e trasforma la superficie in uno spazio da attraversare con lo sguardo. Una materia concreta, terrestre, sembra aprirsi progressivamente verso qualcosa di immateriale. In questa tensione tra terra e luce si concentra il senso del titolo che può essere letto come una metafora dell’arte stessa: un invito a oltrepassare ciò che è immediatamente visibile, a sostare nella materia per cercare ciò che la materia lascia intravedere.
La sala del mare
Una sala è dedicata a Riccione e al mare, una presenza profondamente legata alla vita e all’immaginario dell’artista. Il mare, familiare e al tempo stesso mutevole, diventa luogo della memoria e spazio dell’interiorità. Le quattro marine restituiscono il paesaggio attraverso differenti stati d’animo e possono essere lette come un’allegoria delle stagioni e delle diverse sfumature dell’animo: la gioia, la malinconia, l’attesa. L’orizzonte marino attraversa le opere come un filo conduttore, unendo paesaggio e memoria.
Angela Filippini – Biografia
Nata a Pesaro, ha operato per più di vent’anni nel settore moda, nelle aree di ricerca, stile, progettazione e realizzazione di collezioni per innumerevoli brand tra cui Prada, Blumarine, Moschino. L’esperienza maturata in questo ambito, iniziata con il disegno delle stampe, l’ha portata ad approfondire le potenzialità artistiche del tessuto. Tutto parte da un rotolo di stoffa — convenzionalmente lineare e piatto — che diventa una distanza da percorrere, a cui dare forma e volume per iniziare il racconto pittorico, poetico e astratto di un’immagine fortemente meditata, poi destrutturata e scomposta.
Il suo è un astrattismo in armonia tra la pittura classica e il desiderio di rompere i soliti schemi: la tela viene alleggerita, sfilata e destrutturata per liberare le emozioni intrappolate e, nell’incontro con la materia e il colore, acquisire una molteplice forma, nella ricerca costante di una terza dimensione. Vive e lavora a Riccione dove ha lo studio. Collabora con gallerie italiane.
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Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026, 11:10