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09 February 2012
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Cosi' nel 2000 Dino Sarti salutò l'amico riccionese Edmondo Ricci
Uno degli ultimi ricordi di Dino Sarti a Riccione è legato alla perdita di un'altra personalità cara alla città, il cinematografo riccionese, Edmondo Ricci, scomparso il 3 aprile 2000.
Ad unirli, il film "Fontamara" girato nel 1980 da Carlo Lizzani e prodotto da Edmondo Ricci che vede la partecipazione di Sarti in veste di attore (una delle pochissime esperienze cinematografiche che caratterizzano sua la carriera artistica).
I due diventano presto amici oltre che colleghi, complice anche la simpatia e l'affetto che il cantante nutriva per la città di Riccione e che Ricci con la sua genuinità sapeva rappresentare al meglio.
Nell'aprile 2000 Sarti ritorna a Riccione per dare l'ultimo addio all'amico e collega.
A tal riguardo trasmettiamo la lettera-saluto (pubblicata su espressa volontà di Dino Sarti sulla stampa locale in data aprile 2000) dove Sarti, attraverso la descrizione del loro incontro e delle loro collaborazioni professionali, ripercorre brevemente le tappe di questa solida amicizia.
Addio al produttore di «Fontamara»
Non eravamo in molti l'altro pomeriggio a dargli l'ultimo saluto e dirgli il nostro affetto: la moglie Lory, i figli Raoul, Raffaella e Raimondino alto anche lui come il padre. Edmondo Ricci per quel che ne sapevo lo chiamavano «sturacin» nel senso di avaro e lui smentì tutti perché era generoso e leale d'istinto, uno di quei romagnoli che non si piegano se per caso intuiscono che hai bisogno di loro sono lì. Lo conobbi alla Rai, notai quel distinto signore che indossava una giacca a scacchi che mi fissava e io a chiedermi cosa volesse. Ci presentarono e lui saltò su a dire: «Sono mesi che chiedevo che faccia avesse quel bolognese che, alla faccia dei riccionesi, aveva concepito il testo di "Viale Ceccarini Riccione" e ora che ti ho di fronte non ho parole: hai una faccia normale e soprattutto non hai l'aria del patàca, complimenti».
Da allora Edmondo ed io c'incontrammo spesso, che fossimo a Copenaghen o a Milano lui ed io giocavamo in casa. Ne conobni i figli, Raoul medico dentista, Raffaella e l'ultimo genito Raimondino, una pertica. Non che ne parlasse più di tanto della sua famiglia ma intuivo quanto gli fosse cara da non potersene separare mai, e quella moglie Lory conosciuta in America che l'aveva seguito senza chiedergli altre spiegazioni che allevare i figli e i nipoti.
Edmondo era un produttore cinematografico che credeva in ciò che sceglieva, l'avessero lasciato fare ci avrebbe regalato altri film come quello progettato assieme allo sceneggiatore Angelucci su Federico Fellini, uomo, chi era e come si comportava, ne sarebbe venuto fuori un grande documento storico. Così stando le cose il suo lavoro di produttore si era limitato ad un omaggio alla Romagna con la storia del «Passator cortese» le cui gesta venivano cantante dalle lavandaie sul greto del Marecchia. Mi occupai del testo e Piero Piccioni della musica. Inoltre mi chiamò per una parte nel film «Fontamara» dal romanzo di Ignazio Silone per la regia di Carlo Lizzani e l'ho ricordato l'altro pomeriggio perché le lacrime mi lasciassero in pace: un latifondista voleva convogliare le acque d'un ruscello che calava dalla montagna e trasferirlo sui suoi poderi, naturalmente i «cafoni» e le loro donne si opponevano alla prepotenza e cominciarono a menar badili e le donne a stramaledire i carabinieri a cavallo. Un momento altamente drammatico: il regista mi si avvicinò: «Dino, ora tu chiami il comandante e dici: lei deve ristabilire l'ordine! Avanti i carabinieri!». Ciak, motore, azione! Vai Dino. «Comandante lei deve ristabilire l'ordine: avanti i carabinieriiii!!». L'intera piana si mise a ridere e pure i cavalli dovettero darsi un contegno, con Edmondo la mia carriera finì quel pomeriggio. No, non è vero, quel film è protetto al Palais de Chaillot di Parigi e chi lo vuol vedere deve recarsi lì, Michele Placido e gli altri attori furono bravissimi. Ecco come il 3 aprile del 2000 ho ricordato Edmondo, a lui sarebbe piaciuto così. Ciao amico.
Dino Sarti
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